Encanto con la stampa alla XXI Giornata Nazionale del Trauma Cranico: "Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico"



In occasione della XXI Giornata Nazionale del Trauma Cranico, sabato 16 novembre a Bergamo si svolgerà il convegno "Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico". L'incontro è organizzato dall'Associazione Amici di Samuel ed è promosso dalla Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico, con cui Encanto PR collabora per il secondo anno consecutivo dopo la XX Giornata del Trauma Cranico dell'anno scorso a Milano e sarà ovviamente presente anche all'edizione di quest'anno. 

Il trauma cranico è la prima causa di morte e disabilità permanente negli individui sotto i 45 anni di età e la causa più frequente di decesso tra tutti gli eventi traumatici (dati Istat), in particolare a causa di incidenti stradali per eccesso di velocità e disattenzione. In Italia ci sono circa 15-20 casi di gravi cerebrolesioni acquisite per 100.000 abitanti l’anno, nella sola Lombardia si calcolano dagli 800 ai 1000 casi annui.

Sarà un prezioso momento di confronto tra scienziati, professionisti del settore e familiari di persone colpite da traumi cranici encefalici; la giornata sarà incentrata sull'informare e diffondere consapevolezza e verterà su argomenti quali la prevenzione, la multidisciplinarietà della terapia e le varie sfide da dover affontare quando si è vittima di una grave cerebrolesione acquisita.

“La Giornata Nazionale del Trauma Cranico è un importante momento di incontro e confronto tra tutti i rappresentanti delle Associazioni” commenta Sandro Feller, Presidente della 21° GNTC “Emerge una chiara fotografia dell’assistenza e della riabilitazione della Grave cerebrolesione acquisita (GCA) in Italia. Pur con disomogeneità nei vari territori e aspetti da migliorare, il percorso sanitario ospedaliero presenta un buon livello di efficienza e organizzazione. Le criticità emergono nel momento successivo all’emergenza, ovvero il ritorno a casa e il successivo reinserimento lavorativo e sociale. Ad eccezione di poche realtà isolate, si fatica a proseguire e completare il percorso iniziato durante la fase acuta”.

La GCA, infatti, è un problema non solo sanitario ma anche sociale e familiare. Per questo motivo, la terapia deve essere multidisciplinare: il paziente va ristabilito fisicamente, mentalmente e soprattutto, nella fase post acuta, a livello sociale e comportamentale. L’obiettivo è rendere possibile il loro reintegro totale nella società, anche nei casi più complessi. In questo senso si stanno facendo grandi passi avanti e, anche quando si presenta un paziente particolarmente complicato, ora c'è sempre la concreta speranza di poter ottenere la miglior risposta possibile dalla terapia.

Di questo nuovo approccio ne parlerà la dottoressa e relatrice del convegno Marina Zettin, direttrice del Centro Puzzle di Torino, Centro che si occupa esclusivamente dei traumatizzati cranici e delle gravi cerebrolesioni acquisite, anticipandone delle tematiche: “Dopo la riabilitazione ospedaliera, il percorso di chi ha subito un grave trauma cranico non è concluso, ma anzi entra nella sua fase più prolifica, cioè la parte socio-sanitaria: il paziente deve essere guarito a livello globale. Per questo noi del Centro Puzzle di Torino adottiamo un approccio olistico dove, a prescindere dalle condizioni del traumatizzato, partendo da una base teorica ricerchiamo nuove vie per una riabilitazione ad hoc, che coinvolga anche la famiglia e il lavoro. Alle terapie come la logopedia e la fisioterapia vengono affiancati dei trattamenti appositi per risolvere i problemi neuro-comportamentali; qui ci viene in soccorso la tecnologia: utilizziamo dei software per stimolare l’apprendimento della comunicazione verbale, gestuale e visiva, e un robot per l’equilibrio per gli esercizi di natura motoria e attentiva. La multidisciplinarietà dell’intervento è fondamentale, poiché tante funzioni del cervello corrispondono a tanti ingranaggi da dover solleticare”.

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