Un allarme internazionale per la libertà di stampa in Turchia

#Endimpunity l’hashtag per sensibilizzare i governi sulla libertà di stampa

Il Comitato esecutivo della Federazione Internazionale dei giornalisti (Ifj), si è riunito a Bruxelles per mobilitarsi al fine di accendere i riflettori sulle emergenze per la situazione in cui versa la libertà di stampa in Turchia.
Un fenomeno che indebolisce il diritto dei cittadini ad essere informati e quindi colpisce al cuore le democrazie.



Gli effetti della repressione messa in atto dal governo del Presidente Erdogan vengono sollevati da Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana: si è di fronte ad una svolta autoritaria per quel che concerne la Turchia.

Il documento (disponibile qui ) condiviso dall’intero esecutivo, contiene la richiesta alle due federazioni di giornalisti (Ifj e FNSI) di promuovere iniziative dei sindacati nazionali in tutti i Paesi e un incontro con la Commissione e il Parlamento europei.

Nei lavori del Comitato esecutivo è stata evidenziata, partendo da rapporti provenienti dalle varie aree del mondo,  la crescita di azioni che hanno come scopo quello di imbavagliare la stampa. Le aree più esposte sono quella africana, il Sud America (in particolare in Venezuela e in Colombia).
Criticità presenti in molti Paesi del Sud Est asiatico e sotto osservazione anche l’Europa.

L’aspetto più grave di questi attacchi è che chi li perpetra rimane impunito. Basti pensare che al 31 Dicembre 2015 i giornalisti ammazzati in dieci anni nel mondo è pari a 827. Un numero impressionante.

#Endimpunity è l’hashtag che viene lanciato nel workshop finale dell’incontro.

«Solo in un crimine su dieci commesso contro un giornalista si arriva alla condanna dei colpevoli», avverte Debora Seward, direttrice del centro di informazione delle Nazioni Unite per l’Europa occidentale. Il tema dell’impunità è particolarmente avvertito in aree considerate a rischio come Perù, India, Palestina, Somalia e Colombia, come denunciano Zuliana Lainez, Sabina Inderjit, Nasser Abu Bakker, Omar Faruk Osman e Adriana Hurtado, componenti del comitato esecutivo dell’Ifj.

Così scrive GiornalistiSocial, la più grande comunità italiana di giornalisti sui social media nata nel 2009 il cui proposito è quello di offrire ai giornalisti italiani servizi e spazi di confronto.
Intanto è stata lanciata una petizione internazionale che ciascuno può firmare a questo indirizzo  “Facciamo qualcosa di buono prima che sia troppo tardi: supportiamo i nostri colleghi in Turchia” al fine di sensibilizzare il governo turco ai fini della scarcerazione dei giornalisti arrestati in Turchia il cui testo recita:

Condanniamo il tentativo di colpo di stato e l'uso della forza contro i cittadini e le società di media. Crediamo anche la successiva chiusura forzata di decine di mezzi di comunicazione e del saccheggio, incarcerazione e vessazioni nei confronti di più di 2500 giornalisti mini la democrazia. Chiediamo al governo di rilasciare immediatamente i giornalisti imprigionati e ristabilire il segnale di tutti gli emittenti.


Bastano due minuti per dare il proprio contributo affinchè il dovere dei giornalisti di informare l’opinione pubblica sia protetto dai governi e possa garantire a noi una stampa libera.

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