E se i Social Media oggi fossero come la piazza?

Alla data del suo lancio, nel 2014, Vox , racconta storie. Una piattaforma di “giornalismo esplicativo” – ovvero un sito la cui redazione si fa carico di raccogliere le news più interessanti per il proprio pubblico e le contestualizza fornendo micro approfondimenti – contava nel suo staff una persona dedicata al coinvolgimento e alla relazione con i propri lettori. 
Oggi, a meno di due anni di distanza, quello stesso team è formato da sette persone che costituiscono la struttura dell’ “engagement team”.
Questa squadra lavora a stretto contatto con la redazione: Vox ha capito che la parte “social” di una testata è parte integrante del lavoro di tutta la redazione e soprattutto che quanto viene pubblicato sul sito sia da declinare su ogni piattaforma social in cui si è presenti in maniera appropriata (e diversa in base al DNA dei canali presidiati).
Attraverso il monitoraggio della rete e in particolare delle domande che i loro lettori rivolgono attraverso mail o in messaggi privati sui social della testata, il team di engagement riesce a suggerire alla redazione quali siano i temi caldi per il loro pubblico e fornisce tempestivamente le risposte ai dubbi confezionandole in articoli nuovi e in linea con la loro attitudine riassunta in “noi vi spieghiamo le notizie”.

L’importanza di questo atteggiamento è fondamentale, in quanto oggi nei nostri tempi così veloci e tarati sulla connettività estrema, la relazione diretta con il pubblico di riferimento è di vitale importanza per costruire la reputazione di un marchio (sia questo una testata, un negozio o un servizio). 
Per farlo non è sufficiente utilizzare i canali social come faremmo con le nostre pagine personali: li si deve affidare a persone che li possano gestire e che abbiano la competenza per farlo, e soprattutto bisogna dedicare loro del tempo. 



La differenza è enorme: la nostra pagina personale è quella dove possiamo stare comodi, in pigiama, la pagina “pubblica” è quella dove ci dobbiamo mettere in ordine e – magari – anche con l’abito da sera.
Tempo che non è perso, si badi bene, perché l’essenza di una storia – di una qualsiasi storia – deve arrivare là dove ci sono persone pronte ad accoglierla e per le quali la storia è interessante.

Proviamo ad affrontare questo concetto da una prospettiva meno solita: e se, ora come ora, i social media – tutti i social media – fossero effettivamente la pubblica piazza? Si sa, la piazza è quel luogo dove la gente si ritrova, parla di sè, parla degli argomenti che stanno a cuore... ed è proprio in piazza che la nostra storia può ricevere attenzione se usa un tono di voce e un modo di porsi che sia proprio della piazza.
E dopo aver ottenuto l’attenzione, questa nostra piccola storia può accompagnare le persone da noi, insegnando loro la strada per venirci a trovare. 
E per stare con noi.

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