Ripartire, le parole per farlo. Connessione umana, empatia, ascolto attivo, contenuti utili e concisi. Per un modello di relazione che parte dall’altro da sè



Ripartire è necessario, una necessità a cui nessuno potrà sottrarsi. La differenza sarà il modo con cui lo si farà. La comunicazione in questo senso ci dà una direzione chiara, una strada fatta sì di parole che diventano però azioni e in cui connessione umana, empatia e ascolto saranno il punto chiave. Insomma si dovrà ripartire  dalla relazione .
“Il mondo è cambiato molte volte, e lo sta facendo di nuovo. Tutti noi ci dovremo adattare a nuovi modi di intrattenere relazioni, lavorare, educare i figli, fare attività fisica e acquisti: non si tratta di una temporanea messa in pausa della vita come la conoscevamo, ma l'inizio di  una completamente diversa".
Queste le considerazioni finali pubblicate da Gordon Lichfield sulla rivista del MIT Massachusetts Institute of Technology. Una tendenza mondiale che si conferma anche in Italia, dove 6 persone su 10 si aspettano un mondo quasi interamente “nuovo” (Fonte Doxa BVA).
In molti, infatti, hanno già osservato come l’attuale crisi abbia accelerato alcune tendenze che stavano emergendo. WGSN, società esperta di rilevazione dei trend, nel rapporto “'Future consumer 2022 ha messo in evidenza come benché facciamo affidamento sulla connettività digitale per sopravvivere a questo periodo turbolento, sarà il nostro bisogno di connessione umana che modellerà davvero le nostre vite”. (Fonte: WGSN).
Una prospettiva questa che non solo coinvolgerà la vita personale di ciascuno di noi, ma anche il modo con cui le aziende devono affrontare il rapporto con i loro consumatori, rapporto dove la comunicazione rivestirà un ruolo di primaria importanza.
Ed è proprio sulle relazioni che dovranno concentrarsi anche le aziende. Una ricerca Ipsos ha messo in evidenza come le marche abbiano un ruolo primario da svolgere nei confronti dei loro consumatori: da una parte mostrando empatia, dall’altra fornendo soluzioni per aiutare le persone a far fronte a questa situazione. Tendenza confermata anche da un'altra indagine condotta su oltre 35.000 consumatori da Kantar Covid Barometer, aggiungendo che le aziende devono prestare molta attenzione ai messaggi e al loro tono di voce, cercando di valorizzare tutti gli aspetti valoriali legati all’azienda.
Tutto questo non può che impattare anche sulla quotidianità di noi comunicatori, trovando non solo modalità nuove di lavoro, ma anche ripartendo da quelle che sono le sue fondamenta, che forse in questi anni abbiamo perso inseguendo strategie più luccicanti, ma poco aderenti alle necessità del “cliente del nostro cliente”: il consumatore.
La prima cosa da fare è quindi sicuramente l’ascolto attivo.
Qualunque tipo di comunicazione non può partire che da questo: di cosa hanno bisogno in questo momento i consumatori? Che cosa stanno dicendo? In che modo possiamo essergli d’aiuto? Mai come ora è importante intercettare i loro bisogni, perché in realtà hanno bisogno di noi.
La seconda fase riguarda poi individuare un corretto tono di voce. Pur rimanendo fedeli a sé stessi (perché è il riconoscersi in un tono di voce che crea appartenenza ed empatia) è necessario che ogni azienda sia sensibile e moduli il proprio tono di voce anche in base al momento storico in cui vengono veicolati i messaggi.
Il terzo passaggio è decidere cosa comunicare. Mai come in questo momento è fondamentale che la comunicazione sia legata più agli aspetti valoriali che al prodotto e che sia anche utile alle persone che ci seguono. A fronte degli eventi drammatici emersi con l’emergenza Covid, i valori hanno oggi una dimensione più centrale per gli individui, il 65% degli italiani chiede che le imprese svolgano un ruolo attivo all’interno della comunità, in tutti gli ambiti, sociale, culturale, politico. Solo un anno fa la stessa richiesta era avanzata dal 59% dei cittadini (Fonte: Ipsos).  
Ma questo sarà soprattutto un trend che avrà un picco immediato, seguito poi da una normalizzazione: il desiderio irresistibile dei consumatori di ottenere rapidamente informazioni o contenuti concisi (Catch me In Seconds). Di fronte alla valanga di dati riversati sul Web, le aziende dovranno imparare a comunicare in modo conciso, pertinente e nei tempi giusti per catturare l'attenzione di un potenziale cliente (Fonte Ipsos).

"Be Prepared: Take Control", il vademecum su come essere preparati per ogni evenienza anche nella Fase 2


(foto Nicola Fossella - Ansa)

Essere preparati ad ogni evenienza anche se la Fase 2 è già iniziata e fa ben sperare, è il tema della campagna di comunicazione di Weinstein PR, agenzia di pubbliche relazioni americana del nostro network PR Boutiques International. Il manifestarsi a volte inaspettato della malattia ha colto di sorpresa molte persone nei mesi passati, che si sono trovate in ospedale senza una valigia nè la possibilità di farsela portare da un parente.  La campagna di sensibilizzazione a tutela della salute pubblica  "Be Prepared: Take Control" (https://prepareforyourcare.org/welcome) riporta un vademecum, sviluppato in collaborazione con la University of California di San Francisco, da seguire nella sfortunata eventualità in cui si risultasse positivi al coronavirus e le condizioni si aggravassero tanto da dover andare in ospedale.


Anche adesso che la situazione va sempre più migliorando, non dobbiamo abbassare la guardia. Il livello di emergenza è comunque alto.
Il prontuario è sviluppato in tre step, semplici ma estremamente importanti:
1)in presenza di sintomi acclarati, preparare una valigia, pronta in caso di ricovero e provvista di tutti quegli oggetti essenziali per la salute. E' un'accortezza utile sia per il malato che per i medici, perchè li aiuta a gestire meglio la cura del paziente,  se il paziente è anziano aggiungere la lista di medicine che si assumono regolarmente,  ma anche il caricabatterie del telefono, una lista di numeri da poter contattare e oggetti per alleviare la permanenza in ospedale come un libro.
2) indicare una persona che decida al posto del paziente nel caso  non fosse in grado di farlo. Nominare qualcuno che parli  secondo le volontà del paziente e che possa prendere decisioni ufficiali in merito alla salute. Si sono verificati casi in cui i medici si sono trovati in difficoltà a reperire qualche familiare o qualche amico che potesse farlo, comportando una discreta perdita di tempo ed energie. La figura del "decision maker" sarà la prima persona che verrà contattata se le condizioni del paziente dovessero peggiorare e l'ultima ad esprimersi su questioni di carattere medico nel caso il malato non potesse farlo.
3) esprimere le proprie volontà e consigliare ai propri cari di seguire il vademecum.

N come Newspaper: avere un rapporto continuativo coi giornalisti


Il principale obiettivo dei progetti di comunicazione che dobbiamo svolgere è quello di aumentare la visibilità e la reputazione delle aziende, dando valore alle loro storie.
Per questo, tra le azioni più importanti, quella di guidare i clienti verso una relazione continuativa con i giornalisti è alla base di ogni successo.
Come esperti di pubbliche relazioni, abbiamo legami con tutti i principali giornali, riviste radio e televisioni, oltre che con media digitali, blogger e influencer; conosciamo cosa vogliono e cosa no, inoltre sappiamo come presentare le informazioni, perchè utilizziamo i toni e i contenuti più appropriati per coinvolgerli.

In tempi di crisi il lettore sceglie il giornalismo di qualità



Di Matteo Zoppi
Hanno fatto molto scalpore negli ultimi giorni le dichiarazioni di Urbano Cairo, fondatore di Cairo Communications e presidente di RCS MediaGroup e Cairo Editore, in un video trapelato sul web in cui l’imprenditore si rivolge ai dipendenti e agli stakeholders (qui il link https://bit.ly/2wUHJhZ) e parla con entusiasmo dei grandi numeri totalizzati nell’ultimo periodo tra La7, sito del Corriere e periodici del gruppo. Se da una parte le critiche di opportunismo e mancanza di sensibilità sono condivisibili dato il momento tragico che stiamo attraversando, dall’altra condividiamo anche il bisogno di motivazione e sostegno al grande lavoro che la stampa sta svolgendo in queste ore. Dopo oltre un decennio di crisi del settore dell’editoria e drammatiche perdite di posti di lavoro assistiamo a un cambio di passo, in cui l’informazione di qualità è tornata ad essere centrale.
Ma vediamo come si presenta il panorama editoriale attuale.
Secondo i dati Audiweb dalla prima settimana di marzo, in concomitanza con la diffusione del coronavirus a livello nazionale e le prime decisioni ufficiali del Governo italiano, si è registrato un aumento costante dei numeri relativi alle visite ai siti d’informazione: +50% di variazione media rispetto alla settimana precedente nel periodo 2-8 marzo, +26,7% rispetto a quest’ultimo nel periodo 9-16 e +5,5% nella settimana successiva, mantenendo un impressionante +111,4% rispetto ad una settimana “media” (https://bit.ly/2R2BTC6).
In particolare, è interessante leggere i dati relativi alle singole testate (https://bit.ly/3438xsF): quella che ha registrato l’aumento di traffico maggiore è senza dubbio Il Sole 24 ore con un 210% di incremento percentuale rispetto al valore medio del singolo brand confrontato con i dati dei mesi precedenti; il primato appartiene comunque al Corriere, che vanta circa 3 milioni di utenti unici in più rispetto alla Repubblica, seconda in classifica. Nonostante un rallentamento nella terza settimana del mese, inevitabile dopo il boom nella seconda, testate come l’HuffPost Italia, Il Post e di nuovo Il Sole 24 ore registrano incrementi oltre il 40% rispetto a inizio mese.
Anche l’audience video vede un picco di traffico sui siti d’informazione (https://bit.ly/3bL65JX) : La7, emittente televisiva di proprietà di Cairo, è quella che registra un aumento maggiore in termini assoluti, ma anche tutte le altre testate ottengono dati estremamente positivi.

A proposito di emittenti televisive, inevitabilmente anche il loro settore osserva numeri importantissimi (https://bit.ly/2X0uQxG). Basti pensare che la settimana tra l’8 e il 14 marzo ha superato la settimana di Sanremo in termini di tempo totale speso; in generale, crescono gli ascolti di praticamente tutte le reti TV. Rai1 e Canale5 sono le emittenti con i numeri migliori, specialmente nella fascia oraria tra le 20.30 e le 22.30, in coincidenza con il telegiornale: entrambi contano 2,5 milioni di telespettatori, ma il primo registra un aumento del 46,2% da inizio febbraio, mentre per il secondo il dato dice 55,7%, dovuto al fatto che partisse da un’audience più bassa.

I dati parlano chiaro: complice la quarantena, la drastica riduzione di contatti con l’esterno e i continui aggiornamenti che arrivano sulla pandemia (i bollettini medici, i decreti governativi etc…) in questo periodo le persone sentono la necessità di informarsi molto più “urgente” rispetto alla normalità, soprattutto tramite i siti delle testate più autorevoli e le trasmissioni televisive, per essere sempre aggiornati su tutti gli sviluppi.
Al momento non sono disponibili i dati riguardanti quotidiani e periodici, ma il trend riguarda anche le copie cartacee: in molte regioni italiane (come in Trentino, o in Abruzzo https://bit.ly/3dN1qc9) le vendite non solo dei giornali locali, ma anche di quelli nazionali, sembrano essere in forte aumento rispetto ai numeri negativi del 2019. Con la speranza che anche quando sarà tutto finito si continui su questa strada, ricordando alla gente il valore dell’informazione di qualità ma anche dell’informarsi in sé, tramite fonti attendibili e autorevoli come i quotidiani.

Ufficio stampa: come cambia la “notizia” di brand ai tempi del Coronavirus per coinvolgere giornalista e consumatore


di Veronica Carminati
La situazione mondiale per il coronavirus sta radicalmente cambiando il modo di lavorare di ciascuno.
Anche a noi, che lavoriamo nella comunicazione, è richiesto un “cambio di prospettiva”, non solo in termini di modalità e strumenti di lavoro, da  casa in video conferenza, ma anche di contenuti: diventa più che mai necessario chiedersi cosa sia in questo periodo una notizia interessante da diffondere e che supporti l’attività dei nostri clienti.

Fino a qualche settimana fa eravamo sempre alla spasmodica ricerca di novità, dell’inconsueto e dello straordinario, mai scritto e visto prima, ora questa pandemia senza precedenti obbliga noi e le aziende per cui lavoriamo ad una notiziabilità diversa che “scavi” all’interno delle aziende stesse.
Le informazioni di “background”, quelle che facevano parte della storia dell’azienda e del suo DNA, possono costituire la linfa per una comunicazione diversa e nuova, soprattutto se sono legate alle specifiche esigenze di informazione di questo periodo. Un paio di esempi.
Il salumificio Citterio è stato il primo, già nel 1958, a introdurre la produzione di affettati sottovuoto di cui ancora oggi è leader di mercato. Questa informazione fino ad oggi era un dato acquisito, non era tema di comunicazione che si concentrava su lanci di nuovi prodotti, ricette, iniziative e collaborazioni.

Lo scenario ora è completamente cambiato: la sicurezza alimentare e la conservazione dei cibi sono oggi più che mai un tema molto sensibile, di primaria importanza per i consumatori. Tutti si chiedono se i cibi sono sicuri e non sono veicolo nella trasmissione del virus. La “vaschetta” diventa “la notizia” proprio perché tratta della sicurezza del metodo di conservazione, che permette di evitare la proliferazione di batteri, funghi, muffe e altre sostanze tossiche per l’uomo e di mantenere i cibi inalterati il più a lungo possibile. Non solo. Gli spazi dove vengono confezionati i prodotti Citterio sono delle “camere bianche” di tipo ospedaliero, sterilizzate e asettiche, un ulteriore passo nella direzione della tutela del consumatore. La “vaschetta” diventa così perno di tutta la comunicazione.

Un altro esempio è Renaissance, azienda del Gruppo El.En, uno dei primi tre gruppi al mondo nel settore dei laser a uso medicale; per loro promuoviamo due dei prodotti più innovativi: il laser ginecologico Monnalisa Touch e le microonde per la cellulite Onda Coolwaves. Fino ad oggi la comunicazione aveva avuto come focus proprio la novità del prodotto ed era destinata non solo al consumatore finale ma anche a medici ospedalieri, chirurghi estetici dermatologi.

In epoca di coronavirus c’è un cambio di prospettiva, Renaissance ha uno straordinario team di R&D e IT che in questi anni ha permesso, con le sue “invenzioni” una crescita a doppia cifra dell’azienda. Queste stesse persone in poco tempo hanno messo a disposizione per tutti i dipendenti, in azienda, un sistema per lo screening della temperatura corporea garantendone così la sicurezza. Una notizia che può essere lo spunto di cronaca per raccontare, per la prima volta, le persone dietro a queste soluzioni così innovative.

E’ questo il modo di lavorare diverso che ci viene chiesto, un approccio intelligente che, in un momento quasi sospeso e di attesa, valorizzi la “miniera” di notizie che ciascun azienda ha e le metta in relazione con un contesto completamente cambiato.  Per una comunicazione che sia utile e interessante per le nostre aziende e per chi ci legge.




A come Agenzia di comunicazione


A come Agenzia di comunicazione, un'agenzia come la nostra.
Encanto Public Relations nasce 20 anni fa dalla spinta di importanti aziende, che cercavano un servizio diverso da quello esistente sul mercato, più simile ad un loro "ufficio interno", ma con tutti i vantaggi della flessibilità di una società di consulenza esterna. Per offrire tutto questo Encanto Public Relations ha messo a punto un modello di business che prevede un'offerta unica di servizio, cost-effective e  capace di integrare la realtà aziendale e l'agenzia come se fossero un'unica identità.
Ogni nuovo cliente modifica profondamente il dna dell'agenzia, perchè ogni azienda è composta da persone con esperienze lavorative diverse che influenzano e arricchiscono tutti coloro che ci lavorano. Encanto è un'agenzia proattiva, fortemente orientata al risultato. Offre grande competenza unita a creatività e disponibilità 7 giorni su 7, soprattutto in caso di attacchi mediatici che possono mettere a rischio la reputazione delle aziende.

Come le tecnologie "immersive" hanno cambiato il concetto di storytelling


Robert Hernandez, professore associato presso la Annenberg School for Communications and Journalism della University of Southern California, ha parlato, in occasione dell'incontro annuale del PRBI nel 2019, di quelle che lui chiama "tecnologie immersive" e del suo progetto "JovrnalismTM" (giornalismo + virtuale).

Queste innovazioni tecnologiche stanno dando un forte impulso alla narrazione e stanno dando ai primi utilizzatori di queste tecnologie un vantaggio distintivo. Le ultime novità che stanno prendendo piede rapidamente sono la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR): l'AR ti mantiene in questa realtà, ma è migliorata. "È una visione diretta o indiretta della realtà dal vivo, con elementi che vengono aumentati o completati utilizzando input sensoriali generati dal computer, come il suono, il video, la grafica o i dati GPS", dice Hernandez; un esempio di AR sono i filtri di Snapchat o Instagram, come le orecchie da coniglio.


"La VR, invece, ti porta completamente fuori da questa realtà", continua il professore californiano. "Ti mette in un ambiente simulato al computer che imita la presenza fisica nel mondo reale o in mondi immaginari: ricrea esperienze sensoriali, tra cui il gusto, la vista, l'olfatto, il suono e il tatto".
Proprio grazie alla realtà virtuale, il mondo del giornalismo e dello storytelling sta subendo una rivoluzione. Hernandez, infatti, osserva che la VR può portarti in un mondo che altrimenti non vivresti. Per esempio, in un gioco VR, i giocatori indossano un visore che li fa sentire fisicamente in un altro luogo. Ma la tecnologia immersiva non è solo per i giochi; può anche ritrarre il mondo reale.
Hernandez ha fornito i seguenti esempi di utilizzo della tecnologia immersiva nel giornalismo per la narrazione.

Il progetto di svolta: il banco alimentare virtuale
Nonny de la Peña, fondatore di Emblematic Group, è stato uno dei primi a utilizzare il VR nel giornalismo. Ci sono voluti anni per convincere la gente della legittimità di questa tecnologia per la narrazione. Molti giornalisti accolsero con scetticismo l'idea di de la Peña: alcuni liquidarono sommariamente il suo lavoro, mentre altri le dissero che non era giusto usare la tecnologia per manipolare le emozioni della gente. (Hernandez sottolinea: "La narrazione che manipola le emozioni non è una novità. Con una buona foto, un buon titolo e una pista incredibile si possono manipolare anche le emozioni").
Nel 2009 comunque, de la Peña creò il progetto rivoluzionario di giornalismo VR. Durante la recessione, molte persone dipendevano fortemente dai banchi alimentari. Decise quindi di sfruttare la realtà virtuale per mostrare alla gente cosa significasse essere in un banco alimentare: registrò audio e video, che includevano anche una scena in cui un uomo in fila sveniva per via di un coma diabetico dovuto a mancanza di cibo. Le persone che indossavano un visore personalizzato sentivano di essere proprio lì ed erano talmente immersi nello scenario da camminare intorno al corpo dell'uomo, anche se sapevano che non era reale.

Attacco con un razzo in Siria
De la Peña si è imbattuto nel filmato di un attacco missilistico in Siria e lo ha trasformato in realtà virtuale. Hernandez commenta così l'esperimento: "Ti sentivi davvero di essere lì all'attacco. Quando la polvere si è posata, sembrava di essere in un campo profughi e le sagome dei bambini hanno cominciato ad apparire". Questo uso della narrazione della VR ha fatto sì che la gente capisse davvero il caos della guerra in Siria.


"Clouds Over Sidra", realtà virtuale per le Nazioni Unite
A proposito della guerra in Siria, l'ONU ha prodotto una simulazione di VR per fornire una visione molto intima di ciò che significa per i bambini vivere nei campi profughi. Il VR può essere sperimentato usando solo un cellulare e l'ultima versione di YouTube: semplicemente sfogliando e ruotando l'immagine sullo schermo, si ha una visione a 360 gradi del campo profughi. Chiamato "Clouds Over Sidra" in onore di Sidra, la ragazza siriana di 12 anni protagonista della simulazione, la quale accompagna lo spettatore attraverso la sua giornata con vere scene riprodotte in VR di lei a scuola, mentre gioca all'aperto e a casa con la sua famiglia.

È facile capire perché la realtà virtuale è stata descritta come una macchina dell'empatia: "Le organizzazioni no-profit hanno investito molto su questa tecnologia perché sensibilizza fortemente chi ne usufruisce e porta a più donazioni", dice Hernandez.

Anche molti marchi utilizzano la realtà virtuale per i loro business: "Fornisce un maggiore coinvolgimento dei consumatori, visite più lunghe al sito web e una migliore consapevolezza del prodotto - funziona", afferma Hernandez.

"C'è, però, un lato oscuro della tecnologia" avverte Hernandez. Infatti, la realtà virtuale ha anche degli scopi negativi: per esempio può anche essere utilizzata per creare notizie false o distorcere la realtà invece che rappresentarla fedelmente. E' una tecnologia molto potente, che va controllata e studiata a fondo prima di poterne usufruire.